Formazione e nuovi modelli di cura per l’infermiere di comunità

Si è concluso il corso di quattro giorni tra Tortolì e Nuoro, con esperti e professionisti a confronto su competenze, assetti organizzativi e prospettive operative.

Lanusei, 9 ottobre 2026 –  Si è concluso nella serata dell’8 ottobre a Nuoro il corso di formazione dal titolo “Infermiere di comunità, tra norma e realtà”, promosso congiuntamente dalla Asl n. 3 di Nuoro e dalla Asl Ogliastra. L’iniziativa, articolata in 24 ore di attività (dal 5 al 8 ottobre) tra l’Auditorium Caritas di Tortolì e la sala conferenze dell’ospedale San Francesco di Nuoro, ha visto la partecipazione di sessanta infermieri tutti appartenenti alle due aziende sanitarie.

«L’Infermiere di Famiglia e Comunità è una figura centrale nel rafforzamento della sanità territoriale – spiega Andrea Fabbo, Dg della Asl Ogliastra e responsabile scientifico del corso insieme al direttore generale della Asl di Nuoro, Francesco Trotta – con questo percorso, insieme alla Asl di Nuoro, investiamo nello sviluppo di modelli organizzativi capaci di rispondere ai nuovi bisogni di salute, valorizzando competenze, collaborazione tra professionisti e integrazione dei servizi».

Il corso ha avuto come obiettivo principale quello di approfondire il ruolo e l’operatività dell’Infermiere di Famiglia e Comunità all’interno della rete assistenziale territoriale, con particolare attenzione ai nuovi modelli organizzativi, all’integrazione multiprofessionale e alla continuità dei percorsi tra territorio e ospedale. In questo senso è stato particolarmente importante il confronto con i modelli già sperimentati dall’Ausl di Modena e dall’Asl di Asti, attraverso gli interventi di diversi esperti e professionisti provenienti dalle due aziende, e i referenti delle Asl nuorese e ogliastrina.

Dal confronto è emersa la figura dell’infermiere di famiglia e comunità che è chiamato ad un cambio di paradigma: l’IFeC si configura come un professionista proattivo, orientato alla prevenzione, all’educazione sui corretti stili di vita e all’intercettazione precoce delle patologie croniche prima del loro aggravamento. La sua operatività si sviluppa nelle Case della Comunità, a domicilio e in stretta integrazione con i medici di Medicina generale e la rete dei servizi sociali.

Una tre giorni di lavoro che è servita a costruire basi organizzative solide e consapevoli, ponendo le premesse per passare alla fase operativa e tradurre il confronto e le esperienze condivise in modelli di assistenza territoriale sempre più integrati, proattivi e vicini ai bisogni delle persone e delle comunità.

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9 Ottobre, 2026