Economia circolare e consumo consapevole

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che ha l’obiettivo di estendere il ciclo di vita dei prodotti.

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che ha l’obiettivo di estendere il ciclo di vita dei prodotti contribuendo a ridurre l’uso delle materie prime e minimizzare la produzione di rifiuti. Questo implica il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti il più a lungo possibile. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto possono essere reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. La transizione verso un’economia circolare comporta diversi vantaggi tra cui: riduzione delle pressioni ambientali dovuto, ad esempio, al minor utilizzo di risorse naturali e alla riduzione dei rifiuti smaltiti in discarica, minore incidenza delle problematiche ambientali sulla salute umana, più sicurezza sulla disponibilità delle materie prime, aumento della competitività, impulso all’innovazione e alla crescita economica. Inoltre, con il consolidarsi di tale forma di economia, i consumatori potranno disporre di prodotti più durevoli e progettati per facilitarne la riparazione, la dismissione e il riciclo delle componenti a fine vita.

 

 

In un contesto segnato dalla crescente domanda di materiali la cui disponibilità è limitata nel nostro pianeta, l’Italia, rispetto ad altri Paesi Europei, presenta un elevato tasso di utilizzo circolare della materia (pari al 18,4%), ossia del rapporto tra quantità di materiali derivanti dai sistemi di riciclo rispetto alla quantità complessiva di materie (data dalla somma della quantità di materie prime vergini e di materie riciclate) utilizzate per diversi scopi. Inoltre, in Italia si registra la percentuale di riciclo dei rifiuti tra le più alte tra tutti i Paesi dell’Unione Europea, pari al 72% registrata nel 2020.

Per quanto riguarda i rifiuti urbani, questi rappresentano solo il 10% del totale dei rifiuti prodotti nell’Unione Europea ma, per via della loro composizione e diversa provenienza, sono particolarmente complessi da gestire.

Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani dell’ISPRA (edizione 2022) in Italia la produzione media annua pro-capite di rifiuti urbani registrata nel 2020 è pari a 487 kg/ab (445 kg/ab in Sardegna); di questi vengono inviati al riciclo circa il 30% e a compostaggio e digestione aerobica/anaerobica circa il 26%, con una quota totale di rifiuti avviati al riciclo pari a circa il 56%.

Lo smaltimento in discarica rappresenta l’azione residuale nella gerarchia di gestione dei rifiuti e l’Unione Europea ha posto come obiettivo quello di smaltire in discarica al massimo il 10% dei rifiuti urbani entro il 2035.

 

 

 

 

 

La strategia delle 5R

 

 

In Italia, il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997, recante “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”, noto anche come “Decreto Ronchi”, ha introdotto il principio della gestione sostenibile dei rifiuti, attraverso l’applicazione della strategia delle 5R, ancora oggi indispensabile per comprendere l’importanza dell’economia circolare e della riduzione degli sprechi. Tale strategia include cinque azioni: ridurre, riutilizzare, riciclare, raccogliere e recuperare. Queste rappresentano una composizione di azioni virtuose di uno stile di vita ecosostenibile, attento alla tutela dell’ambiente e del benessere collettivo che devono essere adottate dal cittadino nella vita quotidiana. Ognuna delle suddette azioni, come peraltro tutte le componenti che riguardano gli stili di vita ecosostenibili, richiede da parte del singolo la consapevolezza dei vantaggi che anche i piccoli gesti e le scelte individuali possono apportare, con conseguenti importanti benefici per l’ambiente e per la salute della collettività.

Di seguito una breve descrizione delle suddette 5 azioni:

  1. Riduzione: ridurre la produzione dei rifiuti all’origine è una strategia orientata ad ottenere importanti vantaggi nel lungo termine, da applicare sia nell’ambito della governance su scala sovralocale, attraverso l’adozione di specifiche linee decisionali e disposti normativi, sia da parte del singolo cittadino nella vita quotidiana, ad esempio scegliendo prodotti che abbiano meno imballaggi, o evitando gli sprechi di carta, di buste della spesa, ecc..
  2. Riuso: consiste nel riutilizzo di un bene così com’è, quando ancora non è diventato un rifiuto, senza apportare particolari modifiche. Dunque, riutilizzare un bene comporta il ripristino immediato della funzione dell’oggetto. Questa rappresenta un’importante strategia che deve trovare spazio nei gesti di vita quotidiana, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e risparmiare denaro. Alcuni esempi di riuso consistono nel riutilizzare i fogli di carta stampati o scritti solo su un lato, i vasetti di vetro per conservare alimenti, bottiglie di plastica, buste, scatole, ecc..
  3. Riciclo: è la fase in cui i materiali di scarto e i rifiuti, attraverso processi industriali più o meno complessi, vengono trasformati in nuove risorse o beni. Tale azione permette di ridurre la quantità di rifiuti da conferire negli impianti di incenerimento o in discarica e, quindi, ridurre l’utilizzo di materia prima ed energia per produrre nuovi prodotti. Per ottimizzare il riciclo dei materiali è essenziale un efficiente sistema di raccolta differenziata, strutturato in relazione alle specificità del territorio.
  4. Raccolta: differenziare i rifiuti è fondamentale per ottimizzare il riciclo dei materiali e minimizzare lo smaltimento in discarica. In tale ambito è dunque importante il ruolo del singolo cittadino, cui è affidata l’accurata differenziazione dei rifiuti disponendoli negli appositi raccoglitori in relazione al sistema di raccolta prevista dal gestore (porta a porta, contenitori stradali, isole ecologiche).
  5. Recupero: con tale azione si intende soprattutto il recupero di energia, sotto forma di energia termica o elettrica, attraverso la combustione della frazione di “rifiuto secco non riciclabile” (detto anche “rifiuto indifferenziato” o “rifiuto secco residuo”) negli impianti di termovalorizzazione, alternativi allo smaltimento in discarica. Anche per tale azione è importante seguire le indicazioni fornite dal gestore della raccolta differenziata affinché la frazione di rifiuto indifferenziato non contenga materiali non idonei ad essere sottoposti al processo della termovalorizzazione.

Suggerimenti per ridurre la produzione di rifiuti in ambito domestico

  • Non gettare rifiuti nell’ambiente: oltre a costituire un reato ambientale, abbandonare i rifiuti lungo le strade, le campagne, le rive dei fiumi ecc. è un gesto di profonda ignoranza e inciviltà che, in più del degrado paesaggistico, causa importanti danni all’ambiente e minaccia la salute dell’uomo e degli animali che possono entrarvi in contatto.
  • Effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti domestici in modo corretto e accurato.
  • Ricorrere alle isole ecologiche e/o ecopiazzole per lo smaltimento di elettrodomestici, vernici, olii, farmaci scaduti, batterie, calcinacci, sfalci di giardino ecc.. È possibile informarsi presso il proprio comune di residenza sull’ubicazione ed orari di accesso ai centri di raccolta più vicini alla propria abitazione. Lo smaltimento dei rifiuti presso le isole ecologiche, così come il servizio di raccolta a domicilio di materiali ingombranti, non determina costi aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dall’amministrazione locale mediante specifica tassazione (Tassa sui rifiuti – TARI).
  • Non bruciare rifiuti nei camini, nelle stufe o in giardino. Questa pratica, oltre ad essere illegale, contribuisce all’inquinamento atmosferico in quanto i processi di combustione possono liberare sostanze particolarmente nocive per l’uomo e dannose per l’ambiente.
  • Non gettare rifiuti nel WC: smaltire olii esausti, cotton fioc, medicinali, cerotti, resti di cibo ecc. nel wc determina problematiche nella depurazione delle acque reflue ed il danneggiamento degli apparati meccanici ed elettronici presenti negli impianti di trattamento, con conseguenti costi aggiuntivi necessari per la risoluzione delle problematiche impiantistiche.
  • Ridurre l’uso di plastiche monouso (es. posate, bicchieri, piatti, contenitori, pellicole, cannucce, ecc.), sostituendole con prodotti alternativi in materiale biodegradabile.
  • Ridurre il consumo di acqua in bottiglia e prediligere l’acqua di rubinetto al fine di ridurre la produzione di rifiuti in plastica o vetro.
  • Ridurre l’uso di contenitori monouso in plastica o alluminio per la conservazione degli alimenti, sostituendoli con contenitori in vetro riutilizzabili.
  • Prediligere l’uso dei detergenti venduti sfusi (es. saponi e detersivi alla spina);
  • Ridurre l’uso di buste della spesa in plastica non biodegradabile e sostituirle con buste compostabili o, laddove possibile, con quelle in tessuto;
  • Prediligere l’acquisto di alimenti sfusi, al fine di contribuire a ridurre l’uso degli imballaggi.

I dieci quesiti per un acquisto consapevole

Se si vuole vivere in modo sostenibile, non si può evitare di esaminare il proprio comportamento di consumo e di acquisto. Consumare consapevolmente significa soprattutto comprare in modo più selettivo e tenere d’occhio le condizioni ecologiche e sociali di produzione dei prodotti, imparando a sostenere i principi del risparmio, riuso e riciclo.

Si parte, quindi, dal capire se si può evitare l’acquisto di un bene e ridurre i consumi semplicemente chiedendosi se un dato acquisto è necessario o superfluo. Dunque, prima di acquistare un determinato prodotto ci si può porre le seguenti domande:

  1. È necessario? Molto spesso si acquistano beni che non sono effettivamente utili. È bene considerare se si ha davvero bisogno dell’oggetto che si intende acquistare e se non si ha certezza ci si può dare del tempo per pensarci e decidere con più calma.

 

  1. Si dispone di qualcos’altro che può svolgere lo stesso compito? È opportuno, prima dell’acquisto, capire se si dispone già di qualcosa che può servire al medesimo scopo e valutare la possibilità di risparmiare evitando l’acquisto di un nuovo bene.

 

  1. È possibile riparare ciò che si ha già?

Se si tratta di un oggetto da sostituire perché rotto o non più funzionante, si può valutare se è possibile ripararlo. Questa può essere un’operazione difficile, perché spesso non si è in grado di riparare qualcosa da soli. Tuttavia, nel web sono reperibili numerose guide che permettono di capire come poter effettuare la riparazione correttamente ed in autonomia. In alternativa è possibile verificare se il produttore offre un servizio di riparazione. Inoltre, in tutto il mondo sono diffusi dei centri noti come “Repair Cafè” in cui operano dei volontari con differenti competenze a cui possono essere affidati gli oggetti da riparare. In Sardegna sono presenti due centri “Repair Cafè” e dal sito seguente è possibile reperire indirizzi e contatti telefonici di tali centri: https://www.repaircafe.org/en/visit/

 

  1. È possibile affittare o prendere in prestito il prodotto?

Nei casi di uso saltuario di un determinato oggetto (es. attrezzatura per il giardinaggio, dispositivi elettronici, ecc.), si può valutare di prendere in prestito o di noleggiare il medesimo prodotto. Molte aziende offrono soluzione di noleggio a breve o a lungo termine. Diverse aziende si sono specializzate nel noleggio di abiti firmati per eventi speciali, vestiti per bambini, valigie, attrezzi per il giardinaggio e per l’hobbistica, elettrodomestici, ecc..

 

  1. È possibile acquistare l’usato al posto del nuovo?

Attraverso appositi siti internet e applicazioni per telefonia mobile, così come presso i negozi dell’usato, è possibile cercare ed acquistare il prodotto desiderato, o uno simile, dal mercato dell’usato. Comprare un usato consente di risparmiare e contribuisce a ridurre l’immissione nel mercato di prodotti nuovi, che determinano il consumo di risorse e materiali e che, a fine vita, saranno ulteriori rifiuti.

 

  1. È un prodotto ben fatto?

È fondamentale valutare la qualità del prodotto prima di acquistarlo in quanto da questa dipende la possibilità che il bene mantenga nel tempo le proprie caratteristiche e funzionalità. La durabilità di un prodotto è uno dei pilastri della ecosostenibilità: l’acquisto di un prodotto di buona qualità, che mantiene inalterate nel tempo le sue caratteristiche, a fronte di una spesa iniziale che può essere superiore, permette di risparmiare nel lungo periodo in quanto si evita di riacquistare lo stesso bene nel breve periodo e riduce, quindi, l’uso di materie prime e la produzione di rifiuti.

 

  1. Come è fatto? Come è stato realizzato?

Prima di acquistare un prodotto è bene informarsi sulle caratteristiche della filiera produttiva dell’oggetto in questione. Capire quanto il prodotto sia ecosostenibile significa, tra l’altro, capire quale è stato l’impatto arrecato all’ambiente per realizzarlo, trasportarlo e metterlo in commercio, che materiali sono stati utilizzati per produrre il bene, quale fonte energetica è stata impiegata nel ciclo produttivo, quali sono le tutele dei lavoratori addetti alla produzione, ecc.

 

  1. Può ancora essere utilizzato? Può essere ancora utile per qualcuno?

Prima di buttare un oggetto, se è ancora funzionante e in buono stato, è importante valutare di proporlo in vendita sul mercato dell’usato o donarlo ad un’associazione di beneficenza. Queste ultime forniscono un servizio a sostegno della collettività, fornendo articoli gratuitamente o a prezzi accessibili alle persone bisognose.

 

  1. Può essere trasformato e riutilizzato in modo creativo?

Trasformare un vecchio oggetto, destinato ad essere un rifiuto e valorizzarlo come risorsa, è un’esperienza creativa, educativa ed utile all’ambiente.

 

  1. Può essere facilmente riciclato?

Capire quali sono i materiali di cui è composto il prodotto permette di sapere se questo può essere facilmente riciclato al termine della sua vita utile. È bene evitare di acquistare articoli in plastica monouso come posate, piatti e bicchieri in plastica non riciclabile, oggetti realizzati con più materiali (es. imballaggi multistrato), oggetti costituiti da materiali diversi (metallo, plastica, legno) assemblati tra loro, ecc. Per quanto riguarda gli imballaggi immessi al consumo in Italia, a partire dal 1° gennaio 2023, sono sottoposti all’obbligo di etichettatura ambientale, il cui contenuto minimo comprende anche la tipologia dei materiali utilizzati e le indicazioni per la raccolta differenziata o indifferenziata.

 

Link utili per approfondimenti: (testi cliccabili per aprire i link sottostanti)

5° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia – 2023. Gruppo di lavoro del Network e della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Gruppo di lavoro ENEA.

www.circulareconomynetwork.it

Rapporto Rifiuti Urbani Edizione 2022. ISPRA Rapporto 380/2022.

https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2022

Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni. Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare. Per un’Europa più pulita e più competitiva. (COM(2020) 98 final).

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1583933814386&uri=COM%3A2020%3A98%3AFIN

Economia circolare, definizione, importanza e vantaggi. Parlamento Europeo.

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia-circolare-definizione-importanza-e-vantaggi

Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. (GU Serie Generale n.38 del 15-02-1997 – Suppl. Ordinario n. 33).

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1997/02/15/097G0043/sg

Economia Circolare ed uso efficiente delle Risorse. Indicatori per la misurazione dell’economia circolare. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/notizie/documento_indicatori_EconomiaCircolare_versione_consolidata_def.pdf

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